mercoledì 17 gennaio 2018

Quei Nidi sui Tetti d'Alsazia



Se vi capita di attraversare l’Alsazia, e visitare i suoi borghi da favola, non fermatevi ad ammirare solamente le belle case colorate, le lavorazioni in graticcio, i fiori e le fontane, ma provate a guardare in alto. A cercare sui tetti delle costruzioni e, anche sui campanili, i nidi delle cicogne. 


La cicogna trascorre l’inverno nell’Africa tropicale, migra in primavera lungo gli stretti del Bosforo e di Gibilterra, nonché con numeri inferiori ma pur sempre significativi lungo lo stretto di Messina, e nidifica in Europa, soprattutto nelle regioni dell’Est. Sin dai tempi più antichi, sono legati alla cicogna forti significati simbolici come l’amore coniugale, che deriva dalle caratteristiche di fedeltà che contraddistinguono questa specie e la “pietas” nel senso latino del termine. Si tratta, più specificamente, della pietà verso i genitori nel momento in cui essi diventano anziani e non più in grado di procurarsi il cibo.  Perciò, anche gli Egizi, coltivavano un profondo rispetto per questi animali e, nell’antica Roma, la cicogna era effigiata nelle monete consolari assieme al busto allegorico della pietas. Questo simbolo della cicogna resistette a lungo attraverso Medioevo e Rinascimento. In altri Paesi, come Cina e Giappone, la cicogna rappresenta la longevità. Le cicogne sono inoltre apprezzate fin dall’antichità perché danno la caccia ai serpenti. I Tessali, popolo dell’antica Grecia, punivano per questo motivo con la morte chi uccideva le cicogne. Tuttora gli Alsaziani realizzano, sui tetti delle case, strutture in ferro che consentono a questi uccelli di meglio costruire i  nidi, manifestando così un forte senso d’accoglienza nei loro confronti e… noi che giriamo per le strade delle città dell’Alsazia non possiamo far altro che guardare in alto e rimaner stupiti per il fascino e l’eleganza delle bianche cicogne.


Le foto di questo post son state realizzate nella cittadina di Eguisheim dal Sergente Elias.

giovedì 11 gennaio 2018

Vita da Babbuino


Ho provato a far delle domande ad alcuni babbuini che ho visto circolare in Sudafrica e Zimbabwe. Alcuni vivono nella Savana. Altri vivono in città. Proprio come noi che possiamo esser campagnoli o cittadini. La loro vita è molto intensa ma, quando ho chiesto ad uno di loro come trascorressero le  giornate non ha esitato a rispondere: - Tutti i giorni – ha detto – dobbiamo accompagnar i figli a scuola.


Provvedere a far la spesa…


Valutando con cura la convenienza dell’acquisto.

Occorre star sempre all’erta e vigili - dicono i babbuini- 



per non perdere occasioni propizie…



ed evitar che qualcosa vada smarrita.

 Non dimentichiamo, però, di fermarci, ogni tanto, a tirar il fiato e meditare per lenir gli effetti di quel logorio della vita moderna che non riguarda solo voi uomini ma, appunto, anche… noi babbuini.



domenica 7 gennaio 2018

La Straordinaria Avventura di Thor Heyerdahl e del Kon-Tiki


Se vi capita di passare per la città di Oslo, in Norvegia, vi consiglio di visitare, fra le tante esposizioni, il Kon Tiki Museet. Avrete così modo di conoscere e provare le emozioni di una sensazionale avventura di tanti anni fa.


Il Kon-Tiki è la zattera che l’esploratore e scrittore norvegese Thor Heyerdahl utilizzò nella sua spedizione del 1947 attraverso l'Oceano Pacifico. Dal Sud America alle isole della Polinesia. Il nome del battello è stato ispirato da Kon, l’antico dio della pioggia degli Inca.

  
L'impresa del Kon Tiki fu progettata allo scopo di dimostrare che la colonizzazione della Polinesia poteva essere avvenuta, in epoca precolombiana, da popolazioni del Sud America. Perciò, l'imbarcazione fu costruita utilizzando materiali, metodi e tecnologie di tipo arcaico.


 Come equipaggiamento, per meglio garantire la sopravvivenza e la riuscita della spedizione, furono utilizzati alcuni dispositivi e strumenti moderni, tra cui un apparecchio radio, orologi, carte, sestanti, coltelli, machete.


 La spedizione fu messa in pratica grazie a contributi privati e alla fornitura gratuita di alcune attrezzature e viveri (le cosiddette razioni K) da parte dell'esercito americano. Lo Stato Peruviano fornì la concessione di un'area nel porto, situato nei pressi di Lima per la costruzione della zattera. I membri alla spedizione si recarono in Perù per reperire i materiali necessari, per poi effettuare la costruzione utilizzando il legno di balsa, mentre, per quel che concerne la tecnologia costruttiva, si basarono sulle cronache dei colonizzatori spagnoli.


Il viaggio iniziò il 28 aprile 1947, Heyerdahl e i cinque compagni di viaggio navigarono per 101 giorni attraverso l'Oceano Pacifico fino a quando il 7 agosto del 1947 - dopo aver sfiorato altre due isole senza riuscire a prendere terra - impattarono sulla barriera corallina di Raroia nell'arcipelago delle Isole Tuamotu. Tutti i partecipanti al grande viaggio se la cavarono e… il ricordo di questa impresa, dopo quella straordinaria visita al Kon-Tiki Museum, ricco di strardinari cimeli, immagini e documenti, suscita sempre in me grande emozione… oltre al desiderio di non smettere mai d’esplorare. 

Le foto di questo post son state da me realizzate presso il Kon -Tiki Museet di Oslo nell'estate del 2013. Oltre alle immagini dell'imbarcazione è possibile vedere la macchina fotografica Leica di Thor Heyerdahl e la radio di bordo. 

 

venerdì 5 gennaio 2018

I "Big Five" del Parco Kruger

Il Kruger è il più grande parco nazionale del Sudafrica e, senza dubbio alcuno, una delle riserve naturali più importanti del mondo. La sua area si estende dal fiume Limpopo a nord, al Crocodile a sud, per 352 Km. Con una larghezza media di 60 Km. da est a ovest e una superficie totale di 19.633 Kmq.

Ho visitato queste terre alla fine di agosto del 2016, al limite fra l’inverno e la primavera australe. Il paesaggio appariva riarso da un’inusitata siccità. Il clima freddo al mattino e caldo secco con l’avanzare della giornata. La ricerca degli animali non è semplice, ma posso dire d’esser stato fortunato perché, alla fine, i “big five”, ovvero gli animali più grossi e potenti li ho incontrati tutti.


Il primo incontro, al tramonto, è stato coi bufali che son certamente i più numerosi fra i cinque grandi. Si spostano in branco ma ci sono anche i maschi che, in avanzata età, circolano da soli e son molto pericolosi. 

Il ranger che mi accompagnava diceva che il leopardo è molto difficile da incontrare e spesso riposa sugli alberi. Lo abbiamo avvistato in piena luce, lungo le rive del Crocodile River, mentre forse si preparava alla caccia notturna. Dal portamento flessuoso, agile e scattante risulta assolutamente affascinante ai miei occhi.


Al mattino, percorrendo le smisurate piste del Kruger ho potuto ammirare gli elefanti che vivono in gruppi familiari molto uniti, guidati da una matriarca. I maschi, invece, restano soli o formano gruppi autonomi. In ogni caso sono animali sensibilissimi e, a ragione, diffidenti.


 Meglio allora rispettare il loro spazio vitale, specie quando ci son dei piccoli che gli esemplari adulti proteggono sempre con amore ed evitare di rimaner vittime di tumultuose cariche. Non molto lontano dal luogo in cui ho incontrato gli elefanti, ha fatto la sua comparsa il rinoceronte nero che è in grave pericolo di estinzione a causa della caccia spietata cui è sottoposto da parte dei bracconieri per via del suo corno utilizzato come ingrediente di miracolose cure per il cancro, l’impotenza, l’influenza o semplicemente i postumi da sbornia, ma senza fondamento medico-scientifico.  


Il corno spesso viene asportato dall’animale ancora vivo che resta agonizzante per ore. Tutto questo per gli sporchi interessi di delinquenti senza scrupoli che pare rivendano la polvere del corno del rinoceronte anche a prezzi superiori a quelli della cocaina. La giornata avanza e la nostra guida si agita perché vorrebbe farci incontrare col leone. Prova tutte le strade possibili per incontrare questo straordinario felino che vive in gruppi di dimensioni variabili con a capo uno dei maschi dominanti. Quando ormai tutto sempre perduto, ecco qualcosa che si muove nei pressi di un grosso cespuglio. 


Sono due bellissimi esemplari. Un maschio e una femmina. Si rigirano sulla schiena, si stirano e, alla fine si posizionano sul ventre mostrandosi in tutta la loro maestà e potenza. Sono lontani e, per questo, la foto che vi propongo non è delle migliori. Ma l’obiettivo è stato raggiunto e, alla fine, son tornato al resort col cuore carico di emozioni. Abbiamo iniziato col botto. Coi più grandi animali della savana africana. Ma vi prometto: Torneremo ancora qui per conoscere gradualmente anche gli altri abitanti di questi luoghi meravigliosi.

giovedì 4 gennaio 2018

Suppose or Presume?


Poco importa se Henry Morton Stanley, incontrando il Dottor David Livingstone, disperso nel cuore dell’Africa, abbia detto “suppose” o “presume”. Così come poco interessa che la frase che da il titolo a questo blog sia stata effettivamente pronunciata. L’importante è che il Dottor Livingstone sia stato ritrovato e la sua avventura e le sue scoperte tramandate. Ecco, allora, che anche questo piccolo spazio nasce con l’intento di raccogliere e raccontare un patrimonio di esperienze da non disperdere e, anzi, da incrementare col tempo. Insieme percorreremo piccole e grandi distanze, nella speranza che ogni cosa che passerà attraverso le immagini e il racconto di queste pagine possa sempre risultare per voi interessante e piacevole.

                                     A tutti voi Buona Lettura

                                     dal Sergente Elias




Nella prima foto il monumento a David Livingstone nei pressi delle Cascate Vittoria in Zimbabwe. Nella seconda, tramonto sul fiume Zambesi.